#basket, #musica, Rock

Basket e musica, curioso binomio a canestro nel libro “Pick&Rock”

Musicisti appassionati di auto da corsa, di animali, di astrofisica, tifosi di calcio o di baseball… L’amore per le note si accompagna spesso ad altri per così dire “collaterali” che, però, possono finire col riversarsi nelle canzoni. Intenzionalmente o, a volte, casualmente. Ed è proprio dalla passione per il basket che Giuseppe Catani, giornalista musicale e firma storica di Rockit.it, è partito per scrivere il suo libro “Pick & Rock – Quando la musica va a canestro” (Arcana Edizioni).

Il progetto è nato nel 2014, con una rubrica ospitata dal sito dailybasket.it in cui recensire tutte le canzoni che hanno inserito nel loro immaginario la pallacanestro, ed è infine approdato in libreria quest’estate. Uno spunto davvero originale che l’ha portato a raccogliere centinaia di citazioni, da generi trasversali e lontanissimi tra loro, di brani che hanno a che fare in qualche modo con la palla a spicchi. Con chicche davvero imperdibili: dalla poco nota carriera di rapper del mitico cestista Shaquille O’Neal (ben 5 album con pezzi di tutto rispetto, da far impallidire certi rapper d’oggi), ad artisti insospettabili come Claudio Baglioni con la sua “Il Pivot”, al rapper romano Er Costa.

Innanzitutto, il titolo… Perché “Pick & Rock”? Cosa significa?

L’autore Giuseppe Catani

Nel basket esiste uno schema offensivo che si chiama pick & roll, in pratica è un gioco a due tra il playmaker e il pivot (centrocampista che intercetta gli avversari, n.d.r.). In particolare negli anni Zero molti allenatori ne hanno abusato in modo inverecondo: non è uno schema interessante, tantomeno spettacolare, la gente non va di certo al palasport per vedere due squadre sfidarsi a ritmo di pick & roll! Per un libro che parla di musica e basket, è stato un attimo trovare il titolo: è bastato sostituire una parola al nome del famigerato schema. Anche se il rock è da intendere in senso lato…

I generi musicali degli artisti amanti del basket, che tu citi, sono trasversali? Ne hai trovati solo negli USA, dove la NBA è quasi sacra o anche in altri Paesi, tra i musicisti, la febbre del canestro è contagiosa?

Quando, poco sopra, dicevo che il rock richiamato nel titolo deve essere inteso in senso lato, non scherzavo. Nel libro c’è veramente di tutto: cantautori, crossover, fusion, beat, elettronica, rap. Claudio Lolli convive con Stanley Clarke, i Red Hot Chili Peppers con Ensi. I musicisti italiani che hanno cantato di basket non sono tantissimi ma costituiscono una bella truppa. Di nordamericani ce ne sono tanti, specie nel capitolo dedicato al rap. I comunitari si difendono (alcuni inglesi, i francesi Air), da segnalare anche un gruppo serbo. Senza dimenticare i tanti sconosciuti, che non hanno mai avuto successo commerciale né l’hanno mai cercato. E poi non ci sono solo canzoni: a volte è bastato un coro, un inno, una canzone improvvisata, un videoclip per entrare a far parte del club.

Chi l’avrebbe mai detto? Baglioni al ruolo del pivot ha dedicato un’intera canzone…

Ma come ti è venuta l’idea di coniugare rock e basket? Sei un appassionato di questo sport, o è stato casuale?

Ho unito basket e musica perché sono le più grandi passioni della mia vita. Ho sempre giocato a basket, sin da ragazzino. Avevo il campetto sotto casa, è stato naturale passare i miei pomeriggi a fare su e giù, da un canestro all’altro. Ho fatto anche un po’ di trafila nelle giovanili del Porto Sant’Elpidio Basket, la principale squadra della mia città, ma senza grande successo. In realtà, di talento ne avevo poco, diciamolo: ero un brocco incommensurabile! Però mi divertivo, e anche adesso, se ne ho l’occasione, qualche tiro lo butto giù ancora. Idem per quel che riguarda la musica: ho iniziato col basso elettrico a 14 anni, ma mi son fermato anche in quel caso. A un certo punto mi sono messo a scrivere e le cose sono andate decisamente meglio…

Il brano Enbiei è dedicato ad Allen “The Answer” Anderson, #3 dei Philadelphia 76ers per 11 stagioni

Qual è l’artista più particolare che hai scoperto scrivendo il libro?

Tutti hanno qualcosa di particolare, specie quelli che occupano la parte finale del volume, dedicata agli outsider. Tra questi cito volentieri la Boston Basketball Band, una one-man band capitanata da Matt Farley, un tale che negli ultimi dieci anni, con ragioni sociali diverse e il più possibile deliranti come Papa Razzi &the Photogs, The Singing Animal Lovers e così via, ha scritto – così dice lui – oltre 19.000 pezzi. Ebbene, quando gli ho chiesto quale tipo di riscontro avesse avuto “Go Green!!”, dedicato alla squadra dei Boston Celtics nel 2008 e puntualmente riportato nel libro, Matt ha risposto che era la prima volta che qualcuno ne parlava…

Qual è il genere musicale che ti è più affine? E, del tuo genere preferito, ci sono esempi nel libro?

Amo in particolar modo il rock d’autore, la psichedelia, il prog, che all’interno di “Pick & Rock” latitano un po’, a dire il vero. Ma mi sono divertito comunque a riempire le pagine del libro: per dire, il rap non è esattamente “my cup of tea”, come dicono gli inglesi, però ho scoperto dei pezzi niente male, che mi son piaciuti non poco. Anche se, da qui a convertirmi al verbo dell’hip hop, ancora ce ne passa…

BIO DELL’AUTORE – GIUSEPPE CATANI:

Scrive di musica fin dalla metà degli anni ’80. Ha mosso i primi passi sulle pagine degli spettacoli del Corriere Adriatico, il quotidiano di Ancona. Dopo aver attraversato la fase fanzine, nel 2001 è approdato a Rockit.it su cui scrive tuttora, diventandone una delle colonne portanti. Nel frattempo ha collaborato con svariate testate, da siti come lo scomparso idbox.it a mescalina.it, fino alla storica rivista Il Mucchio Selvaggio, chiusa nel 2018. Amante di rock e prog, tra i suoi artisti preferiti Beatles, Syd Barrett, Jay-Jay Johanson ma anche italiani come Area e New Trolls, Skiantos, Baustelle e Andrea Laszlo De Simone.

I’m Outstanding è uno dei singoli di Shaquille O’Neal, datato 1993

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