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Eddie Van Halen, il cordoglio delle rockstar

L’annuncio che ha ufficializzato la notizia shock ieri, dal figlio Wolf. «Non posso credere che mi tocchi scriverlo, ma mio padre, Edward Lodewijk Van Halen, ha perso la sua lunga e difficile battaglia contro il cancro questa mattina».

Da ieri testimonianze, ricordi affettuosi, messaggi di cordoglio hanno cominciato a inondare i profili social di rockstar e popstar per omaggiare la memoria di Eddie Van Halen, fondatore dei Van Halen e genio riconosciuto e indiscusso della chitarra, morto a soli 65 anni. Il cancro lo aveva già sconfitto e, all’epoca, vinto nel 2002 quando gli diagnosticarono un tumore alla lingua. Stavolta, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.

Molti illustri colleghi chitarristi, sia di nuova generazione che della vecchia guardia del rock e hard rock, hanno postato messaggi di condoglianze per la famiglia, ricordando i momenti passati con Eddie e l’enorme influenza del suo stile su molti di loro. «Prendiamoci un minuto e immaginiamo come sarebbe stato il mondo se lui non ci fosse mai stato. È impensabile. Grazie Re Edward», ha scritto, commosso Steve Vai.

«Mi si spezza il cuore – ha commentato Gene Simmons dei Kiss – Eddie non era solo un dio della chitarra, ma un’anima genuina e meravigliosa». Commosso anche il collega Paul Stanley: «Oh no! Senza parole. Un innovatore e una persona che dava tutto se stesso alla musica. Un’anima buona. Ricordo di averlo visto suonare per la prima volta nel 1976 a Starwood e lui ERA Eddie Van Halen. Scioccato e triste». Un sentito tributo, da fan prima ancora che da chitarrista, da John Mayer: «Eddie Van Halen era un supereroe della chitarra. Un vero virtuoso. Un musicista e compositore incredibilmente bravo. Prendere esempio da lui, quand’ero un ragazzino, mi dava la forza e mi faceva sentire il bisogno di imbracciare la chitarra – ha scritto Mayer – Imparare a suonare la chitarra mi ha insegnato molte cose, ma nulla su come suonare come Eddie Van Halen. Per questo non ho mai smesso di ammirarlo in estasi adolescenziale, e ti prometto che non smetterò mai».

Anche i cantanti che si sono alternati al microfono dei Van Halen nel corso della lunga carriera del gruppo, hanno postato immagini e messaggi in ricordo di Eddie: David Lee Roth, Sammy Hagar e Gary Cherone degli Extreme. «Che uno abbia avuto la fortuna di incontrarlo o meno, era un’anima buona e gentile – ha ricordato CheroneIl suo impatto sulle vite di TUTTI NOI era incommensurabile! La sua musica, eterna!».

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What a Long Great Trip It’s Been..

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Tributi da moltissime rockstar, dagli Alice in Chains agli Aerosmith, da Lenny Kravitz a Patty Smith, da Billy Idol ai Pearl Jam. «Ho cominciato a suonare la chitarra un anno dopo l’uscita di “Van Halen I”. Sembrava che Eddie venisse da un altro pianeta e l’energia dei Van Halen era innegabile – scrive Mike McCready dei Pearl Jam – Io e Tom Dijulio bigiavamo la scuola per andare a fare la fila per i Van Halen. Eddie era come il Mozart della chitarra. Cambiò tutto e suonava con l’anima».

Matt Bellamy e i Muse, Brian May, Kirk Hammett e i Metallica hanno ricordato Eddie. «Lo consideravamo un’ispirazione, un idolo e, dopo aver passato un’estate insieme in tour nell’88, un amico» hanno scritto i Metallica.

E Tom Morello (Rage Against the Machine, Audioslave) ha postato una foto della celeberrima Frankenstrat, la Stratocaster che la Fender creò per lui. Sia Fender che Gibson hanno pubblicato un lungo cordoglio sui loro canali ufficiali: «Il suo entusiasmo per nuovi suoni, insieme al suo genio per la progettazione, portarono alla realizzazione di una chitarra unica e iconica. Eddie è stato un membro importante della famiglia Fender per molti anni».

La leggendaria Frankenstrat, la Stratocaster che la Fender creò apposta per Eddie Van Halen

Tributi anche da moltissime popstar, tra cui Elton John e Duran Duran. Bellissimo il ricordo condiviso dal mitico produttore Quincy Jones, artefice dei più grandi successi di Michael Jackson, che ha sottolineato il contributo artistico di Van Halen a pezzi storici dell’album “Thriller”. «Anche se ti ci vollero un paio di telefonate per renderti conto che ero davvero io a chiamarti – ha scritto Quincy Jones – hai fatto centro su Thriller e il tuo classico assolo di chitarra su Beat It non avrà mai eguali. Sorriderò sempre, nel pensare ai momenti passati insieme a lavorare».

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